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gioco

 abbiamo tanti attrezzi. e sta sempre a noi scegliere e volere il modo  diciamo migliore per utilizzarli. a volte la A.I. viene demonizzata. invece puo' essere di aiuto. questo video è un piccolo divertimento che mi sono concesso dopo 255 km percorsi a piedi (e ancora tantissimi me ne restano da fare) nel mio cammino lungo la via micaelica. era un sentiero, in piemonte e ho scattato una foto, da condividere. trasformata ludicamente in video. un po' per dare movimento e  sapore a cio che vedo, alle meraviglie che incontro. sembra quasi un portale, esperienza visiva del percorso dell'anima, nella scoperta dei meandri di noi stessi..e sapete una cosa? mi piace. 

spoiler

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sapete quale è un grande attrezzo che abbiamo tutti e che a volte si fatica a prendere?  il tempo per noi. ed è potente. su questo si basa il molto. fermarci e prendere tempo per noi. ogni giorno. un po'. mi ripeto? forse si. ma una ripetizione non è mai la stessa 😀 e sapete perché? perché sempre nel 'tempo' quello che magari non ci prendiamo, cambiano le condizioni, cambia tutto. 

ci sono....

...emozioni.  emozioni che spesso sono indefinibili perché definirle è racchiuderle. Perché quando le definiamo è un po' come se le guardassimo.  E la differenza è abissale. Almeno per me. Ci sono cose che le persone non vedono e spesso neanche guardano, la vista va oltre lo sguardo, scava nei meandri dell'anima e vedere nell'anima è qualcosa di talmente profondo che si preferisce, a volte, fermarsi in superficie. Oggi ho incontrato nel mio Cammino una guida (il 'cammino' è quello che sto percorrendo ora, a piedi, zaino in spalla, lungo la via Micaelica, il cammino dell'angelo, andando dalla sacra di san Michele in Piemonte fino in puglia a monte sant'Angelo) ho visto la passione, il fuoco del flusso che ci porta a fare ciò che amiamo. La guida si chiama Francesco ed è stato capace di dipingermi la storia alla basilica di Superga. Una narrazione a vividi colori capace di farmi tremare la voce. L'ho incontrato e mi ha fatto percepire l'altra storia.  ...

delle barriere e delle ferite

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  una piccola riflessione (errore! 😉 non esiste una riflessione piccola o grande. ognuna è a mio avviso legittima e utile).  nella mia personalissima visione le barriere sono fatte per essere superate. questa nella foto inoltre offre svariati modi per andare oltre. Ma quante volte ci siamo fermati davanti ad un 'ostacolo' semplicissimo? chiudendo il discorso con un laconico 'eh non si può'. Non potevamo o non volevamo? dai su, facciamo un esercizio: quanti modi vi vengono in mente per superare questa 'barriera'?  Abbiamo strade già per noi create, ne abbiamo altre segnalate che ci consigliano di esser percorse, ne abbiamo altre da creare sentendo la nostra anima e il nostro cuore, alla scoperta di ciò che riteniamo più incline per noi.  Eppure di barriere ne esistono altrettante che non vediamo. Come se andassimo di notte lungo il cammino e qualcosa ci fermasse. Lavoriamo su quelle barriere facendo luce con quella stessa luce che entra dalle nostre ferite (sfid...

lungo il viaggio

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Eccoci dunque qui, è un po' che non scrivo. ho sentito, sentito profondamente. E visto. lì dove vedere è infinitamente diverso dal guardare.  Mi sto avviando verso parte di quella realtà che io stesso creo: il viaggio.  In un certo senso sto continuando quello che ho iniziato; durante quest'estate ho viaggiato, incontrato persone e inaspettati luoghi. Luoghi magici che visti da fuori sembravano una cosa ma all'interno avevano un mondo. Li ho VISTI. Riscoprendo l'anima di alcuni luoghi 'sacri', quasi in una catarsi di noi stessi. Mi trovo ora sulla via dell'iniziare ufficialmente il cammino lungo la Via Micaelica, il Cammino dell'Angelo. Un antichissimo cammino che si interseca... incrocia... prosegue per alcuni tratti, con tanti altri cammini. Un po' una metafora della vita, che ci mette sulla strada anime con cui condividiamo tempo e percorso, che sia per 1 giorno, 10 minuti o 1 vita intera. O tante altre vite. Non lo possiamo sapere, possiamo avere...

libera-mente

 a volte per poter utilizzare liberamente (libera-mente) gli attrezzi che vediamo nella cassetta, ci manca semplicemente l 'abbandono. questa parola racchiude in sè 'dono'. non è forse la fiducia di fidarsi di sè stessi? di affidarsi. di lasciarsi andare senza 'troppi pensieri' della magia del lasciarsi guidare e contemporaneamente guidarsi verso quell'attrezzo. a volte può accadere di spegnersi, lasciarsi ottundere. è quello il silenzio? è quello l 'abbandono? abbandonarsi potrebbe aprire la meraviglia alla consapevolezza di quante cose sappiamo. e soprattutto di quante cose siamo in grado di fare. praticamente infinite. e soprattutto ci renderemmo conto che se non abbiamo un attrezzo specifico, siamo perfettamente in grado di costruirne uno con cio che abbiamo a disposizione. discernere cosa e come costruire, si fa, spesso e volentieri, proprio abbandonandosi. 

valere

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 una riflessione veloce sul valore. quanto ci riteniamo validi? o degni di valore? o degni. o meritevoli. e chi più ne ha più ne metta. esistono dei parametri sui quali ci basiamo per posizionarci su una scala di valutazione? ma questi 'parametri' sono indotti? e da chi? ci siamo mai domandati di cosa abbiamo bisogno per ritenerci 'di valore' e per darci del valore? perchè poi forse potremmo ritrovarci e scoprirci oggetti di una battaglia secolare tra forze contrapposte. il nostro valore è dato da quanto le persone ci considerano, da quanto siamo genuinamente amati, da chi abbiamo avuto e abbiamo (o non abbiamo avuto) nelle nostre vite? io dico di no. il valore ce lo diamo noi. noi valiamo a prescindere. e il darci valore altro non significa che riconoscere l'immensità che siamo. e anche il riconoscere è un percorso. un tuffo nelle acque dell'anima.