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Il Cerchio di Parola Maschile: Dove gli Uomini Tornano a Dirsi la Verità

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Il cerchio di parola, una pratica antica, un bisogno moderno I cerchi di parola maschile non sono un'invenzione recente, anche se nell'Occidente contemporaneo li riscopriamo come se fossero una novità terapeutica. Ogni cultura tradizionale aveva il suo spazio dove gli uomini si riunivano senza ruolo, senza gerarchia di status sociale, senza la maschera che indossano nel mondo: capanne del sudore, consigli del villaggio, fuochi notturni dove la parola passava di mano in mano insieme a un bastone, una pietra, una piuma. il testimone.  Quello che è andato perso, nella modernità, non è la voglia di riunirsi. È il contenitore . Gli uomini si vedono ancora — al bar, in palestra, sul lavoro — ma raramente in uno spazio dove sia permesso, e persino atteso, dire la verità senza filtri. Il cerchio di parola ricostruisce esattamente questo: un contenitore sacro, con regole semplici ma rigorose, dentro cui la parola diventa un atto di responsabilità invece che una performance. Le regole ch...

La guarigione spirituale filippina

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'Guarigione spirituale filippina'...chi era costei? parliamone al presente, è oggi piu che mai attuale e, lasciatemelo dire, necessaria. Intanto, per non smentirmi e per non smentire il trend di questo blog (che poi, sono un fervente sostenitore del 'non trend') mi piace definirla uno degli attrezzi che si hanno a disposizione per dialogare con la nostra anima, per il nostro benessere fisico emotivo e spirituale, per la nostra libertà e, per rifarmi ad un post precedente, per comprenderci poeticamente. Questo e molto, molto, altro.  Secondo il metodo tradizionale filippino, ogni Persona oltre al corpo fisico ha un corpo spirituale ed un corpo animico. Ognuno di questi corpi ha un livello energetico proprio. Quando l’Energia non fluisce liberamente in uno o più di questi tre corpi, si manifestano dei blocchi che non consentono alla perfezione propria in ognuno di noi, di manifestarsi. Sul piano spirituale i blocchi riguardano situazioni specifiche (emotive e psicologiche...

L' esperienza che decidi di fare

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potrebbe trattarsi di miti fini a loro stessi, potrebbe trattarsi di giochi, potrebbe trattarsi di 'pettegolezzi', di voci tramandate nelle generazioni per rassicurarsi o per dare spiegazioni a ciò che forse disorientava e spaventava. Eppure prima di venire qui noi stessi ci siamo accordati con altre anime per poter fare questa esperienza, questo percorso...a volte in questa vita possiamo anche esserci domandati se nell'accordarci, su nell' Akasha (o come la si voglia definire), eravamo ubriachi persi del tutto incapaci di connettere. Eppure siamo qui. E se ci pensiamo bene l'esperienza che decidiamo di fare è proprio quella utile per noi, la più funzionale per noi. E in questo meraviglioso gioco in cui ci troviamo a interagire scopriamo la poesia di ciò che siamo. Noi siamo poesia. Noi siamo versi fluidi che, come morbide onde, danzano questa danza che abbiamo scelto. E nello sceglierla ecco che l' universo (o noi stessi) ci mette davanti altre anime, situazion...

dell'armonia...

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 ...e dei viaggi.  siamo sempre in viaggio. viaggiamo materialmente e con la mente. Viaggiamo ogni giorno, nella vita e nella conoscenza. A volte facciamo programmi, altre volte...un po' meno, lasciandoci sorprendere. E la meraviglia dove la mettiamo? E gli opposti, si possono incontrare? Prendiamo le rocce ad esempio, si narra che se nel terreno ci sono rocce, le piante non possano svilupparsi...confesso che forse lo ho creduto anche un po' io. Poi...un viaggio.. Cambogia. 2024. Caldo soffocante. Ma di soffocante era solo la sensazione. Di fatto era respirare l'eternità. Il volere fortemente una cosa diventava qui radice e slancio verso l'alto. Le mete, quelle che per alcuni sono  considerate 'impensabili' prendevano qui vita e forma e realtà.  Commistione, unione con l'ambiente che ci circonda. Collaborazione oserei dire. Oso. Questi alberi hanno 'avuto fiducia', non hanno 'solo' tentato. ed eccoli qui a 'sfidare' i secoli. Gli anni...

quando le cose....

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 ...non hanno prezzo.  siamo stati abituati a dare un prezzo a tutto. Non un 'costo', proprio il 'prezzo'. L' attrezzo di questo post è un non-attrezzo o meglio, se proprio vogliamo, un portafoglio vuoto. Correlato ad una anima piena. Perchè noi siamo circondati da cose di incommensurabile valore per cui ci dimentichiamo persino di essere grati. Eppure si tratta, almeno per me, anche di sorrisi, di un lieve vento che mi accarezza la pelle, di un fruscio tra l'erba. Anche io mi rifornisco di attrezzi e quello che uso in questo frangente è il mio 'telo da erba' su cui sdraiarmi e assaporare il mondo che mi circonda. Un posto dove mi capita spesso di svolgere la mia professione, al di fuori dei soliti canonici studi a 4 pareti 1 soffitto e 1 pavimento. Tutto questo per me non ha prezzo. Impariamo a guardare anche fuori dalla finestra e scorgiamo la meraviglia in cui siamo immersi. 

e quindi?

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  quindi cosa? quindi cosa direte voi e mi dico anche io. Forse. Persevero con le domande solo perchè qualcuno ha detto che il saggio è colui che ha le domande non le risposte. o forse no o forse in parte. O forse mi piace di fare il saggio. il fatto è che ci dimentichiamo di sorridere. Se si rompe la lampadina della luce della mia automobile magari mi stranisco. E mi dimentico che ho una macchina. Non è difficile da afferrare come concetto. tutto questo solo per introdurvi il posto in cui ho scattato la foto: un sottopasso. I sottopassi di per sé tendono a richiamare alla memoria cellulare (queste cellule, benedette cellule, vogliamo un attimo riprogrammarci o sostituire memorie pseudo dannose con memorie di gioia e creatività?) posti umidi, maleodoranti, cupi, chissà frequentati da chi (notiziona: da bipedi che passano).  Un sottopasso sull'aurelia. Un sottopasso. Una trafficata strada. e ...ARTE. Una visione. Creatività.  vedere dio. già è 'vedere' e non 'guardare...

e quando voli...

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 guardi il mondo dall'alto. dall'alto in basso direi io, con quel po' di saccenza del 'oh voi genti che siete costrette a solcare il terreno umido fangoso roccioso scivoloso di madre terra, io che faccio di padre cielo il mio mondo'. poi ti accorgi che le zampette per atterrare su di un ramo o anche solo per saltellare su madre terra le hai e allora lo fai. perchè non farlo? ricordiamoci sempre che tutto cio che abbiamo è ciò che ci serve. quindi se abbiamo le zampette, usiamole!  usiamole per esplorare il mondo, per prenderci il tempo per noi stessi e cambiare velocità. non siamo automobili che hanno il cambio delle marce (ormai ci sono quelle automatiche ma devo ancora decidere se le preferisco o meno, concettualmente almeno) ma la velocità la possiamo variare ugualmente. nel passeggiare guardi il cielo e ti accorgi che sei tutt'uno con il padre e la madre. il cielo e la terra. e pensi. e ti ascolti. piu ti ascolti e meno pensi. semplicemente cammini. una zamp...

gioco

 abbiamo tanti attrezzi. e sta sempre a noi scegliere e volere il modo  diciamo migliore per utilizzarli. a volte la A.I. viene demonizzata. invece puo' essere di aiuto. questo video è un piccolo divertimento che mi sono concesso dopo 255 km percorsi a piedi (e ancora tantissimi me ne restano da fare) nel mio cammino lungo la via micaelica. era un sentiero, in piemonte e ho scattato una foto, da condividere. trasformata ludicamente in video. un po' per dare movimento e  sapore a cio che vedo, alle meraviglie che incontro. sembra quasi un portale, esperienza visiva del percorso dell'anima, nella scoperta dei meandri di noi stessi..e sapete una cosa? mi piace. 

spoiler

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sapete quale è un grande attrezzo che abbiamo tutti e che a volte si fatica a prendere?  il tempo per noi. ed è potente. su questo si basa il molto. fermarci e prendere tempo per noi. ogni giorno. un po'. mi ripeto? forse si. ma una ripetizione non è mai la stessa 😀 e sapete perché? perché sempre nel 'tempo' quello che magari non ci prendiamo, cambiano le condizioni, cambia tutto. 

ci sono....

...emozioni.  emozioni che spesso sono indefinibili perché definirle è racchiuderle. Perché quando le definiamo è un po' come se le guardassimo.  E la differenza è abissale. Almeno per me. Ci sono cose che le persone non vedono e spesso neanche guardano, la vista va oltre lo sguardo, scava nei meandri dell'anima e vedere nell'anima è qualcosa di talmente profondo che si preferisce, a volte, fermarsi in superficie. Oggi ho incontrato nel mio Cammino una guida (il 'cammino' è quello che sto percorrendo ora, a piedi, zaino in spalla, lungo la via Micaelica, il cammino dell'angelo, andando dalla sacra di san Michele in Piemonte fino in puglia a monte sant'Angelo) ho visto la passione, il fuoco del flusso che ci porta a fare ciò che amiamo. La guida si chiama Francesco ed è stato capace di dipingermi la storia alla basilica di Superga. Una narrazione a vividi colori capace di farmi tremare la voce. L'ho incontrato e mi ha fatto percepire l'altra storia.  ...

delle barriere e delle ferite

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  una piccola riflessione (errore! 😉 non esiste una riflessione piccola o grande. ognuna è a mio avviso legittima e utile).  nella mia personalissima visione le barriere sono fatte per essere superate. questa nella foto inoltre offre svariati modi per andare oltre. Ma quante volte ci siamo fermati davanti ad un 'ostacolo' semplicissimo? chiudendo il discorso con un laconico 'eh non si può'. Non potevamo o non volevamo? dai su, facciamo un esercizio: quanti modi vi vengono in mente per superare questa 'barriera'?  Abbiamo strade già per noi create, ne abbiamo altre segnalate che ci consigliano di esser percorse, ne abbiamo altre da creare sentendo la nostra anima e il nostro cuore, alla scoperta di ciò che riteniamo più incline per noi.  Eppure di barriere ne esistono altrettante che non vediamo. Come se andassimo di notte lungo il cammino e qualcosa ci fermasse. Lavoriamo su quelle barriere facendo luce con quella stessa luce che entra dalle nostre ferite (sfid...

lungo il viaggio

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Eccoci dunque qui, è un po' che non scrivo. ho sentito, sentito profondamente. E visto. lì dove vedere è infinitamente diverso dal guardare.  Mi sto avviando verso parte di quella realtà che io stesso creo: il viaggio.  In un certo senso sto continuando quello che ho iniziato; durante quest'estate ho viaggiato, incontrato persone e inaspettati luoghi. Luoghi magici che visti da fuori sembravano una cosa ma all'interno avevano un mondo. Li ho VISTI. Riscoprendo l'anima di alcuni luoghi 'sacri', quasi in una catarsi di noi stessi. Mi trovo ora sulla via dell'iniziare ufficialmente il cammino lungo la Via Micaelica, il Cammino dell'Angelo. Un antichissimo cammino che si interseca... incrocia... prosegue per alcuni tratti, con tanti altri cammini. Un po' una metafora della vita, che ci mette sulla strada anime con cui condividiamo tempo e percorso, che sia per 1 giorno, 10 minuti o 1 vita intera. O tante altre vite. Non lo possiamo sapere, possiamo avere...

libera-mente

 a volte per poter utilizzare liberamente (libera-mente) gli attrezzi che vediamo nella cassetta, ci manca semplicemente l 'abbandono. questa parola racchiude in sè 'dono'. non è forse la fiducia di fidarsi di sè stessi? di affidarsi. di lasciarsi andare senza 'troppi pensieri' della magia del lasciarsi guidare e contemporaneamente guidarsi verso quell'attrezzo. a volte può accadere di spegnersi, lasciarsi ottundere. è quello il silenzio? è quello l 'abbandono? abbandonarsi potrebbe aprire la meraviglia alla consapevolezza di quante cose sappiamo. e soprattutto di quante cose siamo in grado di fare. praticamente infinite. e soprattutto ci renderemmo conto che se non abbiamo un attrezzo specifico, siamo perfettamente in grado di costruirne uno con cio che abbiamo a disposizione. discernere cosa e come costruire, si fa, spesso e volentieri, proprio abbandonandosi. 

valere

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 una riflessione veloce sul valore. quanto ci riteniamo validi? o degni di valore? o degni. o meritevoli. e chi più ne ha più ne metta. esistono dei parametri sui quali ci basiamo per posizionarci su una scala di valutazione? ma questi 'parametri' sono indotti? e da chi? ci siamo mai domandati di cosa abbiamo bisogno per ritenerci 'di valore' e per darci del valore? perchè poi forse potremmo ritrovarci e scoprirci oggetti di una battaglia secolare tra forze contrapposte. il nostro valore è dato da quanto le persone ci considerano, da quanto siamo genuinamente amati, da chi abbiamo avuto e abbiamo (o non abbiamo avuto) nelle nostre vite? io dico di no. il valore ce lo diamo noi. noi valiamo a prescindere. e il darci valore altro non significa che riconoscere l'immensità che siamo. e anche il riconoscere è un percorso. un tuffo nelle acque dell'anima. 

dei miti

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Si narra che nelle profondità degli abissi vivano strani esseri ammaliatori. si narra altresì che sugli scogli o a pelo dell'acqua vivano strani esseri talmente meravigliosi e misteriosi al punto tale di avvolgere i sensi dei naviganti fino a farli perdere, rinunciare alla propria vita. si narra ancora e ancora altresì che tali esseri siano metà donna metà pesce. o metà donna metà uccello. o metà uomo e via via la stessa cosa. Di una epopea si narra (meglio, si canta) della mente e dell'astuzia usata per resistergli. Di un uomo quasi immobilizzato e corrente il rischio di diventare pazzo per non poter cedere. Di gente sorda e "incorruttibile" che rischio alcuno corse. Di equipaggi e ciurme. Strani esseri ponti nei mondi. Traghettatori forse. l' acqua, l'aria. Gli elementi. Chi questi strani esseri seguiva, moriva. veramente? mi fa venire in mente le carte dei tarocchi, la torre, la distruzione, la morte. O l'alchimia. che altro è l 'alchimia se non tra...

le mete

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 e ti incammini. Ci incamminiamo. hai una meta. E mille altre lungo il cammino. Ti lasci stupire sempre di più dalla meraviglia che ti circonda. Scatti la foto con il cellulare e per quanto quella immagine potrà negli anni futuri suscitarti emozioni, ti rendi conto che quelle autenticamente vivide sono quelle che vivi mentre la scatti. Alleggerisci man mano il tuo zaino di cose materiali per lasciare spazio alle cose dell' anima. Che non pesano ma hanno un peso infinito. E non sono contraddizioni. E non sono mancanze. Quando viaggi incontri anime e anime, di ogni sorta, persone, animali, piante, respiri. Sole e vento. Il caldo e il freddo. E anche quando torni, è un viaggiare. Siamo completi. E in completamento. Francesco raccontava degli uccelli, a cui il Signore dava tutto. Abbiamo l'universo per noi e con noi. Possiamo non sapere dove dormire questa notte, cosa mangiare, possiamo non sapere tante cose eppure tutto poi si illumina ed ecco che l 'universo ci riserva la mer...

rimembranze 2.0

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  succintamente..siamo circondati da uova. e da uova con sorprese che promettono essere stratosferiche. Praticamente sorprese annunciate. e già la domanda..che sorpresa è se so la scelta delle possibilità di trovarci dentro le cose del 'catalogo'?  ma al di là di questi esistenzialissimi esercizi di stile, e anche un po' di crescita (oppure di 'stile della crescita') mi ricordo una cosa. 1 cosa di dilagante statistica verità risalente ai tempi di noi ragazzini di sempre: la sorpresa dell' uovo di pasqua. erano sempre portachiavi. Portachiavi portachiavi e portachiavi. Probabilmente gli attuali magnati sono nati nel produrre portachiavi a pasqua.  Eppure...negli anni ho imparato che era un regalo bellissimo. un attrezzo che racchiudeva in sè la Creazione. Nascita. Un portachiavi, vuoto, ha in sè tutte le chiavi del mondo. Le infinite potenzialità. e, sinceramente, ritengo che sia il regalo più pasquale che possa essere mai stato creato.  

sullo scorrere

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ne passa di tempo. il tempo vola. l acqua sotto i ponti. la palude. la tempesta. le rapide. il lago. il mare. il gelido oceano. potremmo andare avanti all'infinito nel richiamare alla memoria ogni detto che appartiene alla nostra cultura o, dai su lasciatemelo dire, all'epigenetica 😊o anche richiamare tutto cio che ci ricorda il fluire e lo scorrere e di conseguenza tutte le possibili sfumature degli stati. è un esercizio carino che in qualche modo ci disciplina anche un po' sul non lasciarsi risucchiare (vortici, tornadi, mulinelli...). è il riconoscere il momento in cui fermarsi. Lo scorrere ci purifica.  Fa scivolare via da noi incrostazioni, dolori, anche gioie e ricordi piacevoli ma appartenenti al passato.  ci sono atti psicomagici che attuiamo piu o meno consapevolmente ogni giorno. il lavarci le mani ad esempio. il farsi la doccia visualizzando l acqua (in questo caso la sentiamo anche sulla nostra pelle) che porta via stanchezze e pesantezze, nel contempo acqua ch...

nastro trasportatore

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siamo qui e siamo in viaggio. inizio filosofeggiante a parte, direi che questo è innegabile. A volte quando si prende l 'aereo si ha il vago timore che all'arrivo non si trovino i bagagli. Stanno li, uno ad uno, pieni di cose e girano, girano e continuano a girare sul nastro trasportatore. Se da un lato possiamo riconoscere in quel loop il reiterare di cose e azioni (e non se ne esce finchè non si prende il bagaglio) vi è anche in una certa misura la teatralizzazione (non me ne voglia il teatro che io amo particolarmente) delle ossessioni, delle preoccupazioni che si hanno. Ma come sarebbe la vita se semplicemente ci fermassimo a guardare i bagagli scorrere? a noi, quelle cose, servono? o, più semplicemente, ce le vogliono far servire? siamo forse cosi incapaci di vivere o siamo assuefatti a sopravvivere? caricarsi di cose che non servono non fa che appesantirci nel viaggio, nel non farci stare nel qui ed ora e soprattutto non ci fa apprezzare la magia del viaggio che stiamo co...

esercizio..

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 un piccolo esercizio per fare la qualsiasi ci venga in animo di fare, liberi.  Prima fase: Seconda fase: come fare? ripeto, come ci viene in mente, senza pensare troppo o troppo poco o meglio senza pensare proprio. sciogliamo nodi resistenze e via..un modo per disgregare e uno per generare (si lo so la traduzione non è quella letterale). ricordiamoci che la realtà la creiamo noi e parimenti anche le modalità con cui e in cui interagiamo in essa.  (grazie Kim 😀)